Annabella GalardoMi chiamo Annabella, ho 32 anni, sono di Crotone e da poche settimane vivo in Svizzera. “Sei coraggiosa!” – è la frase che mi sento ripetere spesso dai miei concittadini. Beh, scappare dalla precarietà, dall’emergenza rifiuti e dal pessimismo cronico non mi sembra poi un grande atto di coraggio. “Il vero coraggio è quello di chi resta qui e cerca di cambiare le cose” – altro intramontabile classico che riecheggia nelle mie orecchie quando mi imbatto in un concittadino dell’opposta scuola di pensiero.

La verità? Non so quale sia la verità. So solo che quando nasci in una piccola città, essa rappresenta per te tutto il tuo mondo: un tranquillo, dolce, protettivo, dorato mondo circoscritto. Ad un certo punto cresci e vedi che quel mondo non è cresciuto insieme a te: tutto è fermo, anche il cuore della gente, e se qualcuno cambia è libero di scegliere tra il continuo lagnarsi e la porta d’uscita. Scelgo quest’ultima.

A 19 anni vado a vivere a Firenze, città meravigliosa che amo per la sua disarmante bellezza e per le esperienze che mi regala: sfide, risate, difficoltà, studio, svago, arte, nemici che ancora mi giurano vendetta, speranze, delusioni, errori, ma soprattutto amici che ancora adesso mi riempiono il cuore da lontano.

Per altri dieci anni vivo la mia vita “italiana” senza sentire il bisogno di esplorare il mondo al di fuori dello stivale. Ad un certo punto accade qualcosa di diverso. Ad un certo punto ci mette lo zampino il famoso “caso che decide a caso”. Una cara amica – “ornitorinko” da sempre, lei! – mi suggerisce di cogliere al volo la possibilità di vivere per tre mesi a Malta, grazie a dei fondi europei finalizzati a “regalare” ai giovani un’esperienza lavorativa all’estero. Lo faccio! Da allora non mi fermo più.

Forse “animale strano” si nasce, non si diventa, però a volte deve metterci lo zampino qualcuno o qualcosa che ti faccia capire chi NON sei veramente. C’è chi sa il fatto suo, sa cosa vuole. C’è, poi, chi sa cosa NON vuole, e decide di trascorrere la vita allontanandosi da ciò che conosce,  all’inseguimento di un sogno.

Il secondo treno “preso al volo” mi porta in Inghilterra: “Annabella, ti andrebbe di lavorare finché c’è lavoro, aiutando giovani studenti come poi ti spiegheremo, secondo regole di un contratto che più in là stipuleremo? Devi darci una risposta adesso perché, se accetti, ti facciamo partire domani”. Lo chiedo a voi: è la noia, la disperazione o la sete d’avventura a spingerci a saltare nel vuoto? L’Inghilterra è un posto magico, da amare, da cui trarre ispirazione. Imparare nuove lingue arricchisce immensamente l’anima, abbatte le barriere che la dividono da altre anime, l’aiuta a tornare bambina, indietro nel tempo fino al periodo in cui deve imparare a dare un nome a cose e pensieri.

Ed eccomi ora in Svizzera, salto sullo stesso treno del mio ragazzo (cervello in fuga, lui: disoccupato in Italia, ricercatore qui!). Stavolta non intendo semplicemente prendere quanto ci sia di meglio per poi tornare a casa, fino al prossimo treno. Stavolta voglio darmi il tempo di “tornare bambina” un po’ di più (studiare una terza lingua), imparare molte più cose (a trovare casa e lavoro qui sul posto, ad esempio, non più con le spalle coperte dalle agenzie).

L’Italia mi manca. Mi manca persino la mia piccola città natale, da dove il mio cuore – principalmente a causa di un lutto recente – non vuole più staccarsi. E’ veramente difficile andare avanti, ma sarebbe ancora più difficile tornare indietro. Ora mi trovo in un posto nuovo in cui la gente è felice, è ricca, è ottimista ed io, lontana dal “pessimismo cronico italiano”, mi sento felice a mia volta. Sulla faccia della terra esistono persone migliori di me, capaci di provare felicità nei posti più poveri del mondo, dedicando la propria vita al prossimo: forse è solo a quel punto che, ogni “ornitorinko” inquieto, finalmente, trova il suo habitat naturale.

Un saluto di cambiamento,

Annabella

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