Manu è uno spirito libero. Ci conosciamo nel 2005 durante un viaggio che improvvisiamo da Copenaghen a Riga, passando per Stoccolma, Helsinki e Tallin, dove incontiramo Eugenio, un alcolizzato locale che ci offre gentilmente alloggio; parlandoci di di Lido, un ristorante lettone che non possiamo perdererci assolutamente..

Oggi Manu, vive ad Amsterdam, ma decide di intraprendere uno dei suoi fantastici viaggi: dall’Islanda fino al Sudafrica, in camion! Un bellissimo percorso che a Ornitorinko racconta cosi’:

Mi chiamo Emanuela Grieco, sono nata a Polla, un bellissimo paesino della provincia
di Salerno, 32 anni fa. Da dieci anni vado in giro per il mondo, a raccogliere emozioni di viaggio, che custodisco nel mio blog www.my1stimpressions.com.

Chi sono? Beh, amo la Scozia, gli scozzesi in Kilt e i suoi biscotti al burro. Sono mancina e parlo norvegese. Ho una passione sconfinata per i gatti bianchi (che riesco a trovare e fotografare in ogni posto del mondo), ma il mio punto debole è la puntualità in aeroporto.. Innumerevoli sono le volte che perdo l’aereo.. Ci riesco persino in Australia il giorno in cui mi scade il visto! 😀 Una volta a Roma, faccio il check in nell’aeroporto sbagliato e un’altra volta vado a imbarcarmi il giorno prima..

Ah, e soprattutto amo dormire!Lo sanno tutti. Dovrei scriverlo sul curriculum sotto la voce Interessi ed Hobby! 😀 Ho bisogno di dormire almeno 16 ore al giorno per essere contenta! E non dimenticate: mai darmi appuntamento nelle prime ore del giorno, almeno fino alle 3 di pomeriggio!!!

Ma adesso basta parlare di me, iniziamo coi miei viaggi!

Sono tante le esperienze indimenticabili vissute in viaggio ma quelle in Africa arrivano a sfiorare l’avventura vera e propria! Come quella volta in cui vado da Kundara a Conakry, la capitale della Guinea, su un taxi collettivo, lasciando per qualche settimana il camion della spedizione. Siamo in 11 su una vecchia Peageout, e attraversiamo per ore una foresta su una delle strade più dissestate di sempre. L’autista e’ un pazzo e noi, stipati in macchina a malapena possiamo muoverci. C’e’  persino un uomo che si fa tutto il viaggio  su quella stradanel portabagagli.

Attraversiamo alcuni dei posti più isolati del pianeta, luoghi sconosciuti ed isolati dal resto del mondo.  Quando usciamo da quella foresta e’ buio pesto e siamo appena a metà strada. È allora che l’autista sta poco bene e ci fermiamo in quel villaggio sperduto nel mezzo della Guinea. A Conakry, ci sono scontri, a causa delle future elezioni politiche del paese, e la radio avvisa di fare alla svelta a raggiungere la capitale per evitare di trovare le strade bloccate..

L’Africa mi insegna che quaggiù il tempo non esiste, e le persone sanno ingegnarsi sempre: il tipo che passa tutto il giorno nel portabagagli, prende in mano la situazione, fa sedere l’autista accanto a lui e guida per altri 300 chilometri, fino a Conakry (almeno cosi’ facendo si evita l’effetto valigia! 😀 ).

Arriviamo alle porte della città verso le 3 di notte, e ce ne siamo accorgiamo quando ogni 50 metri, i poliziotti ci fermano per controllare i passaporti e spesso per chiederci denaro prima di farci proseguire. Il nostro nuovo autista, a 50 km dall’ingresso nella capitale, ferma la macchina e prende una saggia decisione, stabilendo di  sostare lì per le prossime due ore e provare ad entrare a Conakry all’alba, quando, alle 5.30, i poliziotti sarebbero stati impegnati con la loro preghiera del mattino (in Guinea sono Musulmani).

..E così, mi ritrovo ad aspettare nel buio della Guinea, nel cuore dell’Africa e della sua notte oscura, a condividere con degli sconosciuti, storie indelebili, stanchezza e momenti di vita.. all’alba, riprendiamo il cammino perche’ il piano funziona alla grande! Questa si rivela una una delle esperienze più indimenticabili della mia vita..

Cosa mi spinge a partire così spesso? Beh, la curiosità prima di tutto e quello che c’è oltre il mio orizzonte. E’ una cosa innata per me e inizio presto, da allora non mi fermo piu’! Non riesco a rinunciare all’euforia della partenza, alla preparazione dell’itinerario e dello zaino da portare, all’emozione e alla meraviglia del viaggio in sé, a quella sensazione di ritrovarsi in un nuovo mondo, che comincia appena si chiude la porta di casa e la si lascia alle spalle. E cosa dire della meravigliosa sensazione che si prova al ritorno, quando ci si sente ogni volta nuovi, rinati, più saggi e più ricchi di prima?!

Come mi è venuta l’idea del viaggio dall’Islanda al Sudafrica? E’ il 2 gennaio 2012 quando per la prima volta vedo l’annuncio di Garry, in cerca di 15 persone per il suo progetto personale di una vita: guidare un camion dall’Islanda al Sud Africa in 6 mesi, attraversando la costa occidentale dell’Africa (e’ la prima spedizione di questo genere che sia mai partita dall’Islanda). Non ho nemmeno finito di leggere che già scrivo una email in cui annuncio la mia adesione! Devo aspettare un anno da quel giorno, prima di ritrovarmi davvero su quel Bedford, a Reykjavik, in partenza verso l’Africa.

In questi sei mesi attraversiamo 23 paesi e solo in 11 arriviamo a Cape Town, mentre sei di noi rinunciano lungo il cammino.  Non è un viaggio facile, a volte ci sritroviamo in alcuni dei posti più isolati della terra, nei villaggi dove non c’e’ niente da mangiare, dove la gente viene ad
osservarci e i bambini vengono a toccare le nostre mani bianche per la prima volta.

Scivoliamo sulle dune del Sahara, attraversiamo la giungla della Guinea , ammiriamo il “Punto di Non ritorno” degli schiavi in Ghana, là dove si fa la storia di questo continente, poi ci immergiamo nella cultura prorompente di Togo e Benin, tra la sua fantasmagorica gente ed usanze di musiche colori, riti Voodoo e villaggi nascosti tra le acque della laguna per poi approdare in Nigeria! E poi il Cameroun, con le sue montagne verdi e foreste tropicali, e giu’ verso il Gabon dove attraversiamo l’Equatore. Successivamente Congo, Repubblica Democratica del Congo, Angola, dove diciamo addio all’Africa nera per  entrare in Namibia dove vediamo degli “animali strani”: leoni, elefanti e giraffe..

E via col deserto, che ci guida fino alle porte del Sud Africa, destinazione Cape Town il 9 luglio: sei mesi e 22000 chilometri dalla lontana Reykjavik,  ricco di un bagaglio umano di emozioni, esperienze e ricordi che sarà difficile eguagliare in ogni altro viaggio da qui in avanti.

Il mio ritorno “a casa”? Sarà bellissimo perché a casa ad aspettarmi questa volta c’è Manuel, il mio nipotino, che è nato da pochi giorni. E’ lui l’unico al mondo che sta riuscendo a farmi lasciare la mia amata Africa e a riportarmi da lui. Sarà una sorpresa per tutti, in quanto nessuno sa che sto per ritornare e non vedo l’ora di vedere le loro facce.

Un saluto in camion, dall’Islanda al Sudafrica,

Manu

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