Domanda da un milione di dollari: qual e’ stata la meta piu’ insolita di un vostro viaggio? Parlo anche dell’esperienza fatta, non soltanto della destinazione in se.. Allora, vi e’ venuta in mente? Aspettando le vostre risposte, intanto, vi racconto la mia..

E’ la fine di Aprile duemilanove, fresco di laurea decido di trasferirmi in Polonia: no, non sono amante della vodka, ne’ tantomeno del freddo.. Ma una grande curiosita’ e la mia compagna dell’epoca, mi convincono ad intraprendere queso nuovo cammino..

Quando parlo di meta insolita, la Polonia pero’ c’entra molto poco: esistono posti ancora piu’ strani, lontani, lontanissimi dalle vacanze a Sharm in un villaggio sorvegliato dai beduini.. La mia destinazione? L’viv! No, non vi sto parlando di una marca di liquori, ma di una citta’ a Nord Ovest dell’Ucraina!

Il nome sembra gia’ uno scioglilingua, e il tutto mi confonde, dato che sono in terra straniera e la gente locale non sbiascica una sillaba d’inglese.. Meno male che a sto giro non sono solo: oltre ad Aga (la mia ex) con noi c’e’ Riccardo, Patryzia e Salva, un ragazzo italiano che da anni vive in Polonia, parla anche un po’ in russo..

Vi starete chiedendo, ma che c’entra la Polonia con l’Ucraina? Gia’.. In effetti una connessione c’e’, dato che Leopoli (il nome italiano di L’viv), e’ una ex citta’ polacca, assorbita dall’ URSS dopo la Seconda Guerra Mondiale. Lo scioglilingua, come il viaggio, continua, e appena arrivati a L’vov (come lo pronunciano i polacchi), ad attenderci e’ l’alloggio prenotato e pagato anticipatamente online: un ex asilo abbandonato in un quartiere fatiscente che sembra uscito fuori da un horror di serie B degli anni 70.. Insomma, dopo le undici ore trascorse in viaggio, (sui sedili posteriori di una Punto e rigorosamente nella sezione centrale), il mio deretano prende le stesse sembianze di quello di un babbuino e, imprecare in cirillico e’ quasi un obbligo..

Lasciamo quel posto e ci mettiamo a caccia di una sistemazione per i tre giorni successivi.. La fregatura e’ che arriviamo li il Primo Maggio e dato che la festa dei lavoratori e’ internazionale, ad avere la nostra idea e’ stata anche mezza popolazione polacca: il patriottisomo va a braccetto col gemellaggio sfociato in un attaccamento alle tradizioni in terra Ucraina.. In poche parole, il che si traduce in una nuova bestemmia dato che tutti gli hotel del posto sono ormai occupati..

Fa freddo, sono sempre piu‘ nervoso e quella che si prospettava una vacanza rilassante, diventa sempre di piu‘ uno stress in una lingua incomprensibile.. Passeremo la notte al freddo e al gelo dentro a una torre di babele di insulti? O peggio ancora: dentro a una Punto?

..E invece no!

Riccardo (italiano anche lui che come Salva vive in Polonia da un po’) attacca bottone con un passante che forse, impietosito dalle nostre facce, ci ospita a casa sua per una cifra pari a 10 euro a notte: si tratta di una stanza dove dormiamo in 5 a mo’ di campo della Prociv dopo un terremoto.. Meglio sempre che dormire per strada a zero gradi e senza l’abbigliamento adatto (dato che “fresco” d’Italia penso che la primavera ucraina e’ uguale a quella del bel paese.. Errori di gioventu’..).

Nervosismi alle spalle, comincio a girare per la citta’ e posso dire che Leopoli e’ una citta’ molto bella, ricchissima di storia, ma davvero poco curata.. I tram, i grandi viali, il teatro, i mercatini a basso costo, tutti targati rigorosamente in cirillico. Stando li ti senti quasi un estraneo, spettatore guardingo che respira profumo dell’Est..

Per quanto riguarda i costi, il cambio con l’Euro rende tutto molto abbordabile. Anche la cucina tipica e’ molto buona e la gente molto cordiale, come una vecchina che troviamo in un parco e si presta come modella per qualche scatto insieme a noi (ribattezzata a’ zza’ Caterina). Qualcuno, invece, ci scruta con aria di diffidenza come al mercatino dei libri usati (vedi foto in alto: lo “zio Antonino che mi scruta con aria diffidente da agente del KGB).

I nonni, giocano spensierati a carte, in gruppetti sulle panchine dei parchi che rinverdiscono una citta’ old fashion (come nella foto). I giovani, invece, si sfondano di shottini di vodka locale ai distributori del posto:  le macchinette che dosano gli alcolici, a Leopoli sono in bicchieri di vetro che non sono monouso! Gia’ avete capito bene: i bicchieri sono legati a una catena in modo che la gente non li rubi  (frutto della tecnologia, o del genio creativo di qualche ingegnere ucraino).. E poi e’ risaputo, nel vedtro, le bevande mantengono inalterato il loro sapore!

Un saluto in cirillico,

Ornitorinko

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