..Girovagare per le citta’, ignote, grandi. Luoghi dove la gente sembra indifferente, non ha voglia di conoscerti, ma il  loro silenzio sembra poterti parlare.. Volti rugosi che raccontano storie di vita vissuta: ogni solco ha d’improvviso una voce che sembra sapere di te.. Sguardi che s’incrociano per un attimo perenne..

..E uno scatto che ha un sentore di malinconia ma che mira a documentare cio’ che la gente spesso e volentieri eviterebbe: “gli emarginati”. Sono loro i protagonisti di un mondo parlato attraverso  l’obiettivo della Reflex di Francesco Sciumbata, appassionato di fotografia, trentaduenne di Crotone (nella foto).

La sua idea prende forma per le strade di Milano e Venezia, dove, gli homeless, i rom, i disadattati, hanno tutti un nome e una storia ben precisa: i personaggi descritti in basso sono frutto della “fantasia scritta” di Francesco che immagina di far parlare i soggetti da lui stesso immortalati. Andiamo a conoscerli meglio: Francesco consiglia la visione della sua creazione con l’ascolto di questa musica di Ludovico Einaudi. Buona visione!

“IL MIO OCCHIO SCRISSE” di Francesco Sciumbata

Tra i soffi del vento di una città arrugginita
incammino la mia ricerca
in strade bagnate da ombre.
Incontro volti incastrati nell’insonnia
occhi aperti con lacrime di cera
con ancora il riflesso nel sogno
che ultimo non era.
Lo smog si posa nell’aria di una città piena di rumore
di tacchi a spillo
di mocassini con suola appiattita
i passi asciugano il sentiero di un’umida mattina
affollano la piazza
i ridenti passi.
L’ombra antica del monumento dormiente
si traveste con i raggi del sole nascente
recita la poesia
contrasto di luce e nostalgia.
Io

al centro del mattone
con un tetto di nuvole e sereno
mi circondo lo sguardo di un’attenta emozione.
Tra le follie della gente
troppe
tante manciate di riso lanciate in dono
a piccioni ormai sazi
anche di sorrisi.
Osservo il rumore
ascolto il silenzio
corro con il visto
in un ritratto …
mi si appanna la vista.
Eccoli i fiati cancellati
eccole le anime abbandonate
eccoli i fiori calpestati dalla pace.
Tra spreco e sorrisi
cigolano nel passo
nessuno gli scatta un sorriso
nessun buongiorno
nessuna cortesia
sono le anime senza volto
i loro pensieri
spazzatura per gli altri
sono solo un numero
per questi passi
di tacco a punta e suole ricamate.

IO VI HO DATO UN NOME
NON PER SENTIRMI ALTO
MA SOLO PER RENDERVI ONORE …

MARIA

Sono Maria.
Accendo l’emozione con la preghiera.
A volte
tengo più monete in mano
altre volte
solo lo sputo di chi non sa scrutare.
Sono Maria
mi vesto con dei fiori cuciti
annaffiati con petali di commozione
che scivolano di speranza
su occhi miei.
Sono Maria
porto il nome della Madonna
Lei la notte mi tocca la mano
mi scuote il cuore.
Quando mi sveglio
Il vuoto tra le mani.
Penso
faccio un sospiro
poi dico …
chissà ? !
Forse a sognare
devo ancora imparare.

PIERRE

Ehi !
Ehi ragazzo scatta …
Scatta una proiezione.
Sono Pierre
con la mano mi gratto la mente per dimenticare.
Sono nato in Francia ma son dovuto scappare.
Perché ?
L’amore mi ha rigato l’anima
mi ha trafitto nella ragione.
Ora vivo qui
tra strada e cartone
nella mia mente non vivo più l’emozione.
Mi riparo il sorriso da una barba antica
mi vesto con un cappello dove trattengo un ricordo di dolore.
Già …
L’amore ha scavato dentro il cervello
ci ha messo una voce
che canta
che ringhia
che sgretola le parole
che mi fanno male …
Io d’amore
ora
non ne voglio più parlare
perché ho perso il fiato
quello che mi fa sognare.

GORAN

Fammi scivolare dalle dita un’intenzione.
Fammi sentire una striscia di rumore.
Fammi percepire il peso tra le mani.
Cosi quando solleverò la memoria
la fame non mi provocherà dolore.

Io sono GORAN.
Ho perso il passo
Ho perso la parola
Riesco a stento a dirti il mio nome.

SARA

Riempite il mio salvadanaio
fatto di carta macchiata
di caffè non bevuto …
Ehi !  Ehi !
Volto amico
dammi un sorriso
regalami un pasto
con la moneta che conservi in tasca.
Da !  Dai !
Sono Sara
Scivolo nelle piazze per raccogliere gli scarti.
Sono nata da qualche tempo
ROM
non mi vergogno di ciò che sento.
Sono innamorata di sei creature
con occhi accesi e anima pura
mi danno tutta la commozione del cuore.
Sono Sara
trascino ogni giorno in attesa di una cortesia
di un saluto
… perché no !
Anche di una poesia .
Porto il nome della protettrice
Santa Sara la nera
ma non mi portano sulle spalle
mi lasciano cadere …
Io sono Sara e vado avanti senza rimpianti.

SAVERIO

Questi volti devastati
in questa sporca città
facce arrossite con occhi pitturati.
Fanno smorfie di riso
salutano anche l’indeciso
all’improvviso.
Si meravigliano per delle sciarpe nuove
per dei guanti tinti
con seme di chissà quale fiore
oppure per dei ciondoli con scritto “Mio Signore”.
Nessuno mi degna la vista
nessuno inciampa nel riflesso
del mio cappotto lercio…
Nessuno.
Sono Saverio l’indifferenza sul marmo.
Sono Saverio un fuoco spento
Sono Saverio un foglio bianco.
Basta ! Basta !
Non posso più utilizzare la vista
ho la cenere negli occhi
ho la mente che fuma per questa svista.
Ora tu che vuoi?
Che ti serve?
…vuoi farmi uno scatto?
Oh ! ! !
Comprendo …
Vuoi prenderti tutti gli onori
portandomi rispetto con una scritta di luce
che racconta tutto ciò che la ragione ti ha detto?
Fai pure ragazzo …  fai pure
ricordati però
che qui c’è sempre Saverio il matto
che ti ha concesso il permesso
di rendergli atto.

Francesco e’ stanco, oggi ha visto tanto e camminato molto.. Si fermera’ dopo aver conosciuto tutte queste rughe?

..E invece no!

Mi sento scosso
cicatrizzo la ragione
addomestico il parlare
mischio sudore e cenere
la pelle si sfoglia.
Cammino …
cammino lungo un’ altra strada
in un’altra via
separando il passo
scruto …

                                                le ombre di carne …

PETALO SENZA FIORE

Tende
un ombra di ruga
incollata alle dita del suo aspettare.
Tende la speranza
quel volto fasciato dalla delusione.
Sente
il rumore passare sul mattone
strofinato dalla pelle
che non possiede colore.
Strofina le labbra
per assaporare una  linea bagnata
che traveste l’intenzione
di recitare un grazie
ad un  sorriso di parole.
Regali una certezza
sulla tua bocca
che disegna la tristezza
su questo tuo viso
toccato dal suono
di petali di parole.
Indossi
la cercata speranza
di sentire la scia
che graffia il cartone
per una moneta d’illusione .
Accosti i tuoi sguardi
al pavimento consumato
incastrandoti in una piaga
di cemento armato .
Tracci
con la coda di un  pensiero
il riflesso  di quei passi
che non possono avere nome
l’indifferenza stordisce la ragione.
Aspetti una canzone
nell’attesa che il Signore
ti proponga nel suo nome.
Addormenti la fronte
piegando il tuo cuore.
Aspetti un palmo che ti sfiori …
Non ricordi più il tuo nome
petalo senza fiore.

ALZATI DONNA

La finestra
imprigionata in un ferro di ricamo.
La ruvida parete
strofinata da una scia di tempo
con punte di calligrafia
messe a caso
su pietra di cemento.
Pavimento addormentato
s’un piano pendente
dove cigola la donna
vestita come un salice piangente.
Pieni sono i mattoni
che ospitano il tuo corpo presente.
Cerca un cenno di sguardo
quel malinconico visto
piegato nel suo viso
per una carità
di sentire un’umile sorriso.
L’ombra dipinta

in un unico rigo
esce dal solito vestito
si deposita come un punto
dentro il suo udito.
Ascolta le parole
ascolta i desideri
ma nessuno osserva
i suoi dispiaceri.
Con i palmi uniti e con la mente accesa
canta una preghiera
su quella bocca
che immagina una porzione di piacere.
La plastica avvolge i suoi affetti
la veste copre le ginocchia
accanto un recipiente
privo d’emozione
incollato su quel mattone
che chiede solo un SOLDO
per poter alzare l’ombra
e non sentire più quel rumore.
Alzati donna
canta con parole
la fame del tuo cuore.

DIMMI COME TI SENTI

Il corpo riposi sulla mente
strappi colori da una strada.
Siedi
chinato sul grigio
di un angolo addormentato.
Sulla bocca
sussurri una preghiera
recitando spruzzi di parole
confuse dal presente.
Ti osservo !
dietro un cesto di speranza
… il tuo silenzio scruto.
Accosto il mio occhio in quei  pugni
le dita premi contro il palmo.
La stoffa sbiadita
d’inchiostro invecchiato
sceglie di visitare il tuo umore.
La piaga sulle ginocchia
di quel pantalone
stira un tormento.
Ti osservo!
mentre unisci i piedi in un unico mattone
perché senti di avere timore.
Seduto sul ciglio di uno scalino
il pavimento si rialza
per il racconto dei pensieri
l’inganno si accumula nella gente
che passa piano
in silenzio
strofinando tacchi d’indifferenza
sulla tua ombra
sdraiata su quel cemento spento.
Dimmi come ti senti
mentredistingui il mondo
in quel momento.

LA FRASE IN QUEL MOMENTO

Cerchi una frase da posare
sulla carta bagnata
della tua coscienza.
Racconti il tempo
che nella mente si ferma
dove il vino scorre
ubriaca l’emozione.
La  pelle
stanca del viso
scolpisce tagli di vita
che scrissero il passato vento
sulla crosta spentadella tua ragione.
Ho notato l’uomo
che avvolgeva il bicchiere tra le dita
mentre passava nelle allegrie della gente.
Si fermò la mia curiosità
di stampare uno scatto
di ascoltare  quel pianto.
Gli occhi
si chiuseronella sua bocca
che cantava sillabe di speranza.
Ancora io
ad osservarequelle rughe
che si specchiavano nel cartone
di ogni sua giornata.
Dietro le spalle
una vetrina di riflessi
che distorsero la sua ombra.
L’occhio accolse la luce
mentre la mano
accarezzava il collo .
Udii
la saliva sulle labbra
che impostava la scandita consonante
per la frase di quel momento …

“Ragazzo!
Prenditi il tuo tempo
perché il mio si è spento”.

..Chi non viaggia non conosce il valore degli uomini. (Proverbio Moresco).

Il brivido scende lento
si posa scaltro
con graffi sul petto.
La lacrima scorre
nel primo battito del ciglio
ed assaporo il vero.
Sospiro impaurito
sento intorno
troppo freddo.
Il raggio accarezza
angoli dormienti.
Nell’occhio lucido …
Luce scrive.
Nelle memorie
la scrittura si muta in materia.
L’inchiostro fa da pensiero
dentro la mente
galleggia un’immagine.
Rinchiudo nel mio interno il silenzio
strappo la vista
un suono di voce mi consiglia
come un canto di sirena
Il mio … il mio …
…. IL MIO OCCHIO SCRISSE …
Eccolo il titolo della preghiera.
Eccolo il volto di questa storia vera.

Un saluto “emarginato”,

Ornitorninko