Una volta, non tanti anni fa, questa festa aveva un sapore diverso: era il giorno speciale di tutti i lavoratori.

Oggi, le statistiche che parlano di disoccupazione fanno paura: i giovani a casa, chi lavora spesso e’ sfruttato e il lavoro che ha se lo tiene stretto.

Il tutto confezionato in uno scenario politico piu’ che surreale, ridicolo, tra inciuci, puttane e figli (o nipoti) di…

Non che storicamente gli italiani siano un popolo di rivoluzionari, anzi! Si subisce sempre di piu’ stringendo le spalle ad una situazione che diventa castrante per molti.

Sono da poco tornato in Italia, non guardo la tv per scelta (da anni ormai), ma il clima che si respira e’ davvero pesante. Gia’, la tv.. Perche’ e’ proprio questo il canale che, oltre a lobotomizzare per anni le menti di milioni di italiani, adesso riesce anche a controllarli, a “guidare”, o meglio, influenzare i loro pensieri. Sembra di vivere in un romanzo di Orwell.

Di bocca in bocca la parola crisi sembra essere diventato pane quotidiano e di una nazione ridente e solare resta un vago ricordo vintage. Non sono un pessimista, anzi, ero tornato con la speranza di un rinnovo, una ventata di freschezza e di gioventu’ almeno nelle istituzioni…

..e invece no!

La cosa piu’ preoccupante e’ che soprattutto la mia generazione e’ incapace di reagire a tutto cio’. Non si capisce o non si vuole capire che il tutto e’ manovrato da poteri forti: ormai e’ palese, ne’ destra, ne’ sinistra, ne’ ideali, il tutto condito da un: ok, funziona cosi’.

Io non ci sto. Io non mi sento di partecipare a questo “giorno speciale”. Non mi sembra normale festeggiare il giorno dei lavoratori in un mare di disoccupati, precari, stagisti a vita ed esodati. Cosa tocca fare? Espatriare di nuovo? Forse, questa, resta l’unica soluzione perche’ alla fine non si risolve nulla: solo promesse, compromessi e patti che accontentano i soliti pochi.

Non so come si andra’ a finire. Mi domando solo cosa succedera’ quando il popolo avra’ fame di pane e le brioches saranno gia’ finite da un pezzo…

 

Un saluto affamato,

Ornitorinko