Prima di partire per l’Australia un sentimento di rabbia, di impotenza, di sconfitta si sono concentrati in un mio dipinto che ho intitolato “Ingiustizia italiana”, a sottolineare tutto il mio disappunto per la societa’ odierna che ha dato il la, per l’ennesima volta, alla fuga dal mio Paese (nella foto).

Il ventiquattro febbraio duemilatredici sono convinto che sara’ una data storica per la politica italiana se non addirittura per le sorti di un’intera nazione..

Amo il mio Paese, sono orgoglioso di essere italiano ma non condivido il suo modo di vivere. Sono in viaggio da piu’ di dieci anni ormai, lontano da un nido chiamato famiglia, sulla quale, un’intera nazione si culla, traendone vantaggio a proprio sfavore..

Credo che dopo diverse  esperienze maturate all’estero (Danimarca, Polonia, Australia) mi sento di avere un occhio critico al riguardo. Posso affemare che il nostro e’ un Paese viziato da un meccanismo di accondiscendenza nei confronti di un’istituzione che e’ fortemente sentita piu’ che in altri Paesi: la famiglia per l’appunto.

Italia, ti amo, ma non posso viverti.. Come in una storia di eterni amanti ti scrivo le mie confessioni in questa sorta di lettera che mi fanno vivere lontano da te: mi sento come una specie di esule da diverso tempo ormai..

Da una parte e’ bello sentirsi parte di un contesto dai sentimenti a tratti viscerale.. Parola di ragazzo del Sud nato e cresciuto in un ambiente Provinciale.. Un luogo dove il profumo del mar Ionio e’ diverso dagli altri oceani, dove il cibo ha il sapore di casa e il meteo sorride sempre.. Un posto dove tutti si conoscono, dove tutti sanno di te e della tua famiglia, un posto dove si matura presto perche’ si e’ costretti a crescere in fretta.. Un posto che ti sta stretto e che ti costringe spesso a scappare perche’ ti soffoca pian piano..

A pochi giorni da una data cruciale, quella delle elezioni, mi sento rammaricato, deluso, incredulo a cio’ che sta per capitarmi: non ho diritto a votare.

Una canzone di Battiato dice: “lo sai che piu’ si invecchia, piu’ affiorano ricordi lontanissimi..” ..Gia’, e’ reale.. Da ventottenne ripenso alle prime lezioni di studi sociali alle scuole elementari, quando la maestra ci spiegava che esprimere la propria scelta (per un candidato politico) attraverso il voto e’ sia un diritto che un dovere.. A quanto pare, oggi, da adulto posso dire a gran voce che questa e’ una grande puttanata.. Senza offese alla Tricarico alla mia povera insegnante..

Come il peggiore dei criminali, non posso esprimere la mia preferenza a chi un giorno mi rappresentera’ in Parlamento solo perche’ in questo momento storico mi trovo lontano dalla mia nazione. Un tempo non molto lontano, bastava recarsi al consolato italiano locale (nel Paese ospitante) per poter votare, ma nell’epoca che vivo mi rendo conto che non e’ cosi’..

Lo ritengo un atto antidemocratico che sancisce nero su bianco una dittatura iniziata ormai quasi venti anni fa.

Penso cosi’ perche’ e’ tutto il contrario di quanto scritto nel terzo articolo della Costituzione:

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Non mi pare che sia cosi’.. Non so nemmeno per quale ragione questo sia potuto accadere e chi ha deciso per me.. Magari, forse, ci sono tanti esuli X che la pensano allo stesso modo, come il sottoscritto. Non sono certo qui per criticare e non vorrei neppure parlare di politica.. Non e’ stato mai un tema che mi ha appassionato piu’ di tanto dato che fare buona politica in Italia vuol dire per la maggiore essere un finto clone di Cetto La Qualunque (personaggio che a mio modesto parere descrive alla perfezione un modo di pensare da molti condiviso), un pensiero che assolutamente non condivido..

Cio’ che piu’ rappresenta il sistema politico italiano, dal mio punto di vista, lo riassumo nell’immagine di un altro mio dipinto (foto a sinistra), a voi lascio l’immaginazione e i commenti: che ognuno abbia la sua libera interpretazione sull’esecuzione dell’opera, come in ogni forma di democrazia..

Parlando ancora una volta di politica, ognuno avra’ i suoi ideali, le sue scelte e le sue non scelte.. La cosa che mi rammarica di piu’ e’ poter vedere ancora una volta i soliti noti predicando ancora le stesse stronzate che rifilano con maestria da sempre.. La cosa mi lascia perplesso anche perche’ facendo un breve sondaggio tra i miei coetanei, alcuni di loro andranno convinti a votare per gli stessi nomi che da anni fanno i propri interessi, dall’alto di una sedia che guarda caso, non riescono proprio a mollare..

Rimarra’ un posto deserto, popolato solo da mummie che un giorno saranno combattute da idee giovani e di rivolta? No, non sto parlando di Egitto, ma di cio’ che potrebbe capitare, quando, la bella famigliola a mo’ di pubblicita’ anni 80 della Mulino Bianco, avra’ finito le proprie risorse economiche per mandare avanti un meccanismo che va avanti per inerzia, frutto di un tesorino accumulato negli anni del benessere..

Credo che a questo punto bisogni riflettere partendo proprio dalle famiglie, prendendo spunto magari da quelle anglosassoni, dove, il “paga papa’” non esiste con frequenza e tutti collaborano, rimboccandosi le maniche per automantenersi sin dall’adolescenza..

Questo e’ solo uno, ovviamente, degli aspetti che andrebbero approfonditi e rivisti..

Da spettatore in platea senza diritto all’applauso, sono sempre piu’ convinto (aihme’..) che la politica italiana e’ un teatrino di successo che fa ridere in tutto il mondo (sono persino stato  preso per il culo dai tassisti indonesiani)..

Allora chi votare? Chi racconta le barzellette con la sua strepitosa e simpatica ironia ventennale o magari chi fa il comico di professione? Magari potremmo pensarci su, degustando un bell’antipasto prima dello spettacolo: una bella insalata di ravanelli! Quale metafora migliore per descrivere chi e’ rosso fuori e bianco dentro.. Sperando di non incappare in qualche altra indigestione tecnica..

Non vorrei esprimere un giudizio affrettato, ma in cuor mio sento di non fidarmi piu’, quasi di nessuno e quindi continuare da qualche parte nel globo il mio esilio volontario.. Ma forse sto sbagliando tutto e forse, dovrei ritornare a casa, a lottare per il mio Paese!

Se mi trovassi in condizione di esprimere il mio parere, forse, darei una chance a chi fino ad adesso in Parlamento non ha mai messo piede. A chi promette di ridursi uno stipendio che ha l’arroganza e la prepotenza di uno schiaffo a chi vive con 500 euro al mese.. A chi dice che i soldi e i finanziamenti pubblici ai partiti non sono necessari.. A chi promette volti nuovi e spazio a idee giovani. A chi non ha bisogno di televisioni di proprieta’ per farsi propaganda elettorale. A chi non promette di risarcire tasse che ha appena avuto il coraggio di emettere. A chi vede nel talento delle nuove generazioni il futuro per la crescita del Paese. A chi ha la lungimiranza di puntare sulla meritocrazia senza legami di parentela.

Saranno anche queste, solo canzonette?

Tutti hanno paura del nuovo, e’ vero, ma come direbbe Roberto Benigni: “un nuovo cammino ci spaventa, ma dopo ogni passo ci rendiamo conto di quanto fosse pericoloso rimanere fermi. …”

Allora mi chiedo, cosa cazzo aspettate a votare gente nuova? Come fate a dire che una pietanza nuova non vi piace senza nemmeno assaggiarla? Per una volta, cercate di non essere i soliti mangiatori di spaghetti nei ristoranti furi dai confini.. A dirla tutta, le minestre riscaldate, fanno venire la diarrea..

Allora, signori e signori.. Voi che potete, votate con prudenza.. E siate consapevoli di ogni vostra scelta/conseguenza. Del resto, dall’estero, posso solo dirvi che peggio di come siamo adesso, “mi consenta”.. Non lo si e’ mai stato..

Buone elezioni a tutti, miei cari connazionali votanti!

Un saluto speranzoso dall’isola che non c’e’..