Ci risiamo..   Di nuovo dalla calda Victoria.. Non so ancora come la prendera’, ma ho la valigia in mano e sto per dirle addio.. L’atmosfera intorno a me ha il che di un film di Tarantino..

E’ notte, sono le 22.33 del 21 Gennaio 2013 e sono ancora a Melbourne, ancora una volta al Tullamarine Airport, qui mi sento quasi a casa dato che e’ gia’ la terza volta nel giro di un mese..

..Gia’, quasi a casa, perche’ questa parola per me e’ un po’ un oggetto misterioso..

Per gli abitudinari in pantofole, quanto scrivo ha forse lo stesso sapore di una bestemmia..  Blasfemie a parte, Sant’Agostino un giorno ha scritto che “il mondo e’ come un libro e chi non viaggia ne legge solo una pagina”.. Sara’ vero?!

..Di certo e’ che leggere non e’ davvero il mio forte, ma in compenso, negli ultimi anni ho vissuto dodici diverse citta’ in quattro differenti Paesi..

Questa volta ho deciso di ripartire alla scoperta di nuove mete, lasciando dentro di me un solco grande quanto un continente chiamato Australia..

..Gia‘, l’Australia, terra di sogni e di promesse.. Terra rossa e affascinante. Spiagge fantastiche, meta di opportunita’ per chi fugge da sistemi sterili e corrotti.. Mamma di un anno per i working holiday in esilio.. Covo di  animali stani.. Un continente di contraddizioni..

Volo di sola andata: una fila interminabile accompagna i miei mille pensieri. Al check in va tutto liscio: la tipa che ci lavora mi lascia passare 3 kg in esubero, mi sento come Tom Cruise in Mission Impossible (dato che come al solito si tratta di una compagnia low cost).. Mi dirigo al gate, aspetto un po’ ,mi metto in fila per l’imbarco e inizia l’Odissea: un bambino gia’ sull’aereo si sente male, non viene specificato il problema ma si attendono i soccorsi. Il volo D7213 ha adesso 1,5 ore di ritardo. Finalmente si sale. Le simpatiche hostess di AirAsia, mi accolgono con un sorriso da pubblicita’ della Colgate..

Mi allaccio la cintura, solita procedura di sempre.. Si attende il decollo..

..E invece no!

La polizia australiana sale a bordo dell’aereo. Un ragazzo viene invitato a lasciare il velivolo e successivamente arrestato: storie di ordinaria immigrazione clandestina.. Il tipo mi sa tanto che ha sbagliato mezzo di trasporto.. Fosse arrivato con una zattera battente bandiera “L’Isola che Non c’e’” magari avrebbe acquisito a questo punto la cittadinanza ad honorem..

Finalmente si parte e dalla stanchezza perdo conoscenza..

Le turbolenze non aiutano neppure.. Mi sveglio di soprassalto tra i pianti perpetui di una bambina asiatica (tra me e me apprezzo seriamente di non avere ancora l’istinto paterno). ..Luci spente. E’ alla mia destra nel corridoio e non capisco il perche’ ma strilla a petto nudo. L’aria e’ gelida e di sicuro sua madre non e’ tra le finaliste del premio mamma dell’anno 2013..

Continuo la mia piccola Odissea asiatica, in attesa dello scalo all’aeroporto di Kuala Lumpur (Malaysiafoto a sinistra), un posto che conosco abbastanza bene.. Ci sono stato un paio di volte.. Un posto piccolo, un hangar dove fa scalo AirAsia e altre compagnie low cost dirette in Asia. Un posto dove se ci stai troppo diventi pazzo o obeso. Un posto dove di solito mi capitano incontri strani e a tratti interessanti..

Finalmente scendo. Stanco e infastidito dalla notte insonne mi accoglie il caldo stronzo e umido di quel posto, un classico al quale sono gia’ mentalmente preparato..
Rassegnato alle 5 ore che mi attendono mi faccio un cappuccino e scelgo un croissant, uno tra i tanti esposti nella coloratissima vetrina. Un’espressione sorridente alla Hansel e Gretel quando azzannano una fetta di marzapane, e’ la scena che mi descrive meglio. A mia insaputa, il croissant da me scelto con parsimonia, e’ ripieno da una maleodorante pastella alle sarde.. Un attimo dopo sono il ritratto dell’urlo di Munch.. (foto in basso)

Non capisco che ore sono, il fuso orario mi rinko_glionisce, oltre alla mia fiatella di sarde e cappuccino (una roba che uccide).. Un avventuriero si avvicina per parlarmi, non capisce quello che mi e’ appena successo ma capisce che sono italiano perche’ sto imprecando ad alta voce..

Mi racconta la sua storia, sembra un tipo interessante, si chiama Nadir ha 32 anni e a discapito del nome ha un forte accento Lombardo. Vive a Londra da 10 anni, quando ha abbastanza soldi viaggia. Parliamo di Tasmania (il giorno prima e’ stato li), di politica, di nuove generazioni e di stili di vita.

Il viaggio e’ l’argomento che tiene accesa la discussione fino alla chiamata del suo volo per il Vietnam, annunciato in una lingua che si avvicina molto all’inglese.. Ci salutiamo. Io mi fermo al tavolo, sperando nelle mie doti digestive..

Dopo un’ora mi imbarco. Il volo e’ piacevole e anche le hostess a bordo lo sono.. Arrivo in aeroporto e inizio a compilare i moduli dichiarando di non avere nessun arsenale o roba simile nei bagagli.. Noleggio un taxi, spendendo 6 dollari in moneta locale (una fortuna).

Salgo a bordo di una vettura che somiglia ad un pick up della cricca di Moira Orfei. Il tassista e’ simpatico come un dito ..nell’orecchio.. Pensa bene di farmi pagare di nuovo per la tratta gia’ pattuita (e pagata) poco prima.. Non ho voglia di fare discussioni per una cifra che si aggira ai due dollari nella moneta locale (una fortuna). L’illusionista che mi ha dato il passaggio non conosce nessuna della lingua che parlo.. Finalmente, arrivo a destinazione.

Una chiave nascostaa in un cappello da Babbo Natale mi attende di fianco alla porta di casa. Aspetto con pazienza una vecchia conoscenza, Rowan, una mia amica americana che da due anni vive qui..

E’ proprio qui che l’ornitorinko viene a svernare al contrario, perche’ l’inverno qui e’ piu’ caldo dell’Australia in estate!

Ci sono 38 gradi ma qui la chiamano cool season.. Non riesco a immaginare l’estate..

Ah, non vi ho detto ancora dove mi trovo?!

Beh, se volete saperlo davvero allora ve lo racconto meglio nel prossimo post!!

Un saluto “svernante”!

Ornitorinko

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